La Fondazione Augurusa accoglie il Quarto Anno Rondine

A Filogaso giovani testimoni di pace nel segno del piccolo Antonio Emanuele 

Un incontro all’insegna della pace, della sostenibilità e del dialogo intergenerazionale. Lunedì 25 maggio la Fondazione Antonio Emanuele Augurusa ha accolto a Filogaso gli studenti del progetto Quarto Anno Rondine, giunti in Calabria dalla Cittadella della Pace di Arezzo per conoscere la Fondazione e gli studenti del Corso di Alta Formazione Green Social Impact Manager (SIM). Una giornata intensa che ha visto confrontarsi due esperienze geograficamente lontane ma accomunate dalla volontà di formare giovani capaci di generare cambiamento e impatto positivo nei propri territori, promuovendo una cultura della pace e del dialogo fraterno.

Il Progetto Quarto Anno Rondine 

Il Quarto Anno Rondine è un percorso residenziale alternativo al quarto anno all’estero, promosso dall’associazione Rondine Cittadella della Pace. Si svolge nell’omonimo borgo in provincia di Arezzo, divenuto luogo di accoglienza e formazione internazionale sui temi della pace, del dialogo interculturale, e della gestione dei conflitti. Il progetto permette ai giovani selezionati da tutta Italia di seguire il tradizionale programma scolastico liceale previsto dal proprio indirizzo di studi, svolgendo allo stesso tempo una formazione innovativa sulla gestione dei conflitti e sulla crescita interiore, offrendo loro la possibilità di sperimentarsi lontano da casa, in un contesto fortemente internazionale e interculturale, per imparare ciò che tradizionalmente non si apprende sui banchi di scuola: come ascoltare sé stessi e gli altri, conoscendo il mondo e apprezzandone le differenze. 

L’Incontro con la Fondazione Augurusa e gli studenti di Alta Formazione

I ragazzi del Quarto Anno Rondine hanno trascorso il pomeriggio presso il Comune di Filogaso, dove hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino la storia e le attività della Fondazione Augurusa, la cui missione tra ispirazione da un disegno a matita del piccolo Antonio Emanuele, scomparso prematuramente sul campo da calcio del borgo calabrese: lo schizzo a matita di una Casa della Pace, luogo di inclusione, accoglienza, rispetto per l’ambiente e partecipazione collettiva.  «Il sogno di Antonio è molto affine al progetto della Cittadella della Pace dell’Associazione Rondine» – ha commentato una dei giovanissimi studenti e studentesse liceali del Progetto Rondine – «è bellissimo sapere che l’idea di un bambino ha ispirato tante persone e tante buone azioni nel tempo. Spesso le idee dei bambini vengono accantonate, quando sono proprio quelle idee ad avere purezza, spontaneità e desiderio di cose vere, non essendo guidate dalla ricerca di fama o denaro». 

Dopo una prima introduzione e il racconto reciproco delle rispettive esperienze, l’incontro tra le due classi è entrato nel vivo: i ragazzi del Quarto Anno Rondine si sono divisi in piccoli gruppi, all’interno dei quali i corsisti del programma Green SIM si sono alternati per attivare sessioni di orientamento. Un dialogo serrato e appassionato in cui i più grandi hanno condiviso il proprio percorso universitario e professionale, raccogliendo al contempo i sogni, le paure e le prospettive future dei liceali, in un clima di profonda empatia, ascolto e scambio reciproco.

La giornata è proseguita all’esterno con un percorso emozionale e simbolico attraverso i luoghi chiave che testimoniano la presenza e l’opera della Fondazione Augurusa a Filogaso: il campo da calcio dove Antonio è prematuramente scomparso, la scuola a lui intitolata e il parco giochi donato dalla Fondazione come primissimo atto subito dopo la sua costituzione. Lì, i ragazzi si sono raccolti intorno alla scultura che ritrae Antonio, realizzata da un’artista locale, toccando con mano come un’idea di purezza possa trasformarsi in opere concrete per la comunità. 

Una storia, quella del piccolo Antonio Emanuele, che ha colpito e ispirato profondamente i giovani in visita da Arezzo, inserendosi come un tassello fondamentale nel loro percorso di crescita. Come ha raccontato una delle studentesse, «la storia di Antonio mi ha trasmesso tanto; questo bambino per la sua tenera età è stato veramente ammirevole, il suo impegno e la sua cura per l’ambiente, per il suo contesto sociale e per il prossimo sono esemplari. Ciascuno può seminare un piccolo seme di pace, proprio partendo dal quotidiano. Quando c’è un desiderio di far star bene l’altro, di andare oltre i muri, oltre i confini che si creano per ideologie o culture diverse, così si crea la pace». 

La redazione