Costruire l’innovazione sociale con Green SIM

Chi è Laura Michelini?

Laura Michelini è docente e ricercatrice nell’ambito del management, dell’organizzazione aziendale e della responsabilità sociale d’impresa. Presso l’Università LUMSA coordina dal 2006 il Master in Marketing and Events Organization, dove ha inoltre ricoperto incarichi come Assistant Professor in Business Organization e Research Fellow in Management. Ha svolto attività di insegnamento in contesti internazionali, come Visiting Professor presso l’ISCEM di Lisbona. Ha conseguito il dottorato in Scienze della Comunicazione e Organizzazioni Complesse alla LUMSA con una ricerca dedicata alle alleanze tra imprese profit e ONG per lo sviluppo sostenibile. Nel corso della sua attività accademica ha insegnato management, marketing, corporate social responsibility e customer relationship management in diverse università italiane. 

Dottoressa Michelini, grazie per essersi confrontata con i nostri ragazzi ed aver condiviso la sua esperienza. Quali sono le sue impressioni al termine di queste ore?

È un’impressione estremamente positiva. Ho trovato un’aula molto vivace, molto attenta e soprattutto curiosa e costruttiva. In particolare mi ha colpito nei lavori di gruppo la capacità innanzitutto di mettersi in gioco, di saper cogliere l’essenza del lavoro che gli è stato chiesto, ma anche una grande apertura all’interno dei gruppi e la capacità di alimentare un processo condiviso di costruzione dell’innovazione sociale. Un’esperienza molto bella.

Professoressa nel suo lavoro lei mostra come sostenibilità e innovazione debbano entrare nella struttura stessa dell’impresa: quanto è urgente oggi superare l’idea che l’impatto sociale sia una ”aggiunta” e non una parte integrante del modello di business?

Direi che è fondamentale, soprattutto per il successo stesso delle imprese. Oggi le imprese devono iniziare a chiedersi “cosa può fare la sostenibilità al mio business?”, ovvero come posso gestire al meglio la leva della sostenibilità e dell’impatto sociale per migliorare l’impresa. Un cambiamento di approccio e di prospettiva che aiuta prima di tutto l’impresa stessa. Quindi io auspico un mondo nel quale non esista innovazione che non sia sociale, dove non ci sia una separazione tra innovazione e innovazione sociale, tra impresa e impresa sostenibile, ma dove effettivamente ogni impresa sia sociale e ogni impresa sia sostenibile. Andrà a vantaggio di tutti, dell’impresa e della comunità. 

Nell’approccio della Fondazione Augurusa è fondamentale l’idea della Restituzione Generativa, cioè la capacità di produrre impatto diffuso e duraturo generando valore condiviso. Vede un punto di contatto tra questo approccio e l’idea di economia che lei studia e insegna? 

Mi piace molto l’approccio del ”duraturo”, perché c’è sempre una forte tendenza nelle imprese a guardare ai risultati a breve termine, così come anche nella misurazione dell’impatto risulta più semplice una misurazione nel breve periodo. In realtà, la vera sfida è quella di guardare all’impatto nel lungo termine. L’impresa nella sua natura di garante della sopravvivenza aziendale nel lungo periodo deve guardare a questo, deve guardare alla capacità di generare valore oggi assicurandosi che il valore presente non neghi un valore futuro.

Il Green Social Impact Manager è una figura capace di operare tra impresa, pubblico e non-profit. Dal suo punto di vista, quanto è vicina questa figura ai nuovi profili professionali richiesti dall’economia?

Credo che i profili professionali che oggi vengono richiesti siano più complessi di quelli del passato. Credo debbano essere delle figure capaci innanzitutto di ragionare in modo trasversale, di poter attivare connessioni. I modelli di innovazione sono sempre più complessi, guardano a più aree e guardano a più attori, quindi all’interno di un ecosistema la capacità di mettere insieme i vari attori, le varie proposte, le varie idee è sicuramente oggi un elemento importante. Perciò manager come i Green Social Impact Manager, che siano formati a guardare e a utilizzare diverse prospettive, diventano essenziali proprio per la capacità di poter essere attivatori di innovazione.

Le sembra che tra il suo percorso di studio e ricerca e il lavoro che la Fondazione Augurusa porta avanti sui territori ci sia uno spazio comune da costruire insieme? E quali potrebbero essere, secondo lei, le vie più interessanti da percorrere?

È una bella domanda perché quello che riscontro nella Fondazione Augurusa sono la vivacità e la curiosità, quindi questa apertura è certamente generatrice di possibili nuove attività, nuove idee, su tanti fronti, partendo proprio dalla formazione dei giovani. Certamente tra le vie più interessanti da percorrere insieme guarderei proprio la capacità di creare network e ponti tra i vari attori nel sistema.

La redazione