Il Ciclone Harry colpisce il Sud Italia
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Attenzione e solidarietà alle vittime e ai territori colpiti
Da sempre la sostenibilità, l’attenzione ai cambiamenti climatici e la cura del nostro pianeta sono uno dei nostri ambiti di intervento, il cuore di molti dei nostri progetti. Sappiamo che l’equilibrio del pianeta è in bilico. Non è una novità. E sappiamo, ormai con chiarezza, che l’emergenza climatica non è un problema lontano, una preoccupazione da lasciare alle generazioni future, ma una crisi che sta già colpendo in modo irreparabile i territori e le comunità più fragili, un’emergenza che va affrontata adesso. Lo sappiamo.
Eppure, quando le conseguenze del cambiamento climatico colpiscono e distruggono le nostre stesse terre, quando i posti che chiamiamo casa vengono spezzati da allagamenti, mareggiate e frane, la consapevolezza non basta. Anche per chi lavora su questi temi, l’impatto arriva con la forza di qualcosa che scuote, che spiazza, cogliendoci impreparati, lasciandoci sopraffatti da un profondo senso di impotenza.
È quello che è sta accadendo in queste settimane, mentre leggiamo le notizie sul ciclone Harry che si è abbattuto nel Sud Italia e ci stringiamo ad amici, conoscenti e famiglie colpite da una violenza che ha superato ogni previsione.
Il Sud – Sicilia, Calabria e Sardegna – è stato travolto da venti violenti, frane, piogge torrenziali e mareggiate senza precedenti. Onde alte fino a quasi dieci metri hanno invaso strade e abitazioni, distruggendo infrastrutture costiere che per anni sono state il cuore delle comunità locali. Fenomeni che hanno portato anche a pesanti evacuazioni, come nel caso di Niscemi, in Sicilia, dove un’enorme frana ha costretto 1500 persone a dover abbandonare, forse per sempre, le loro abitazioni.
Le autorità parlano di una stima dei danni che ammonta a circa due miliardi di euro, con perdite che coinvolgono infrastrutture, attività produttive, agricoltura e turismo e che rischiano di pesare per anni sull’economia locale e sulle vite dei cittadini, in territori dove l’attenzione mediatica spesso si spegne troppo presto e in cui il silenzio delle istituzioni pesa più che altrove.
Ma a pagare le conseguenze più gravi, in situazioni come questa, sono sempre coloro che si trovano nelle condizioni di maggiore vulnerabilità. È il caso dei migranti, persone che al mare affidano le loro stesse vite nella speranza di un futuro migliore. Durante i giorni in cui il ciclone Harry imperversava sul Mediterraneo, molte imbarcazioni partite dalle coste del Nord Africa non sono mai arrivate a destinazione. Il bilancio più drammatico arriva dalla ONG Mediterranea Saving Humans che, raccogliendo le testimonianze sulle partenze da Libia e Tunisia nei giorni che hanno preceduto il ciclone, ha stimato che le vittime potrebbero arrivare fino a mille persone disperse in mare, un numero drammaticamente superiore alle prime stime ufficiali.
A chi è stato colpito da questa tragedia va la nostra vicinanza e solidarietà. A chi, con impegno quotidiano, lavora per riparare, ricostruire e prevenire va il nostro rispetto. La nostra speranza è che la ricostruzione sia rapida, giusta e duratura, che non lasci indietro nessuno, e che quanto accaduto diventi monito per proteggere le comunità e i territori dai rischi futuri.
