“Care is Work, Work is Care”: verso una comunità globale trasformativa e un nuovo impegno per lo sviluppo
Il progetto “Il futuro del lavoro – Il lavoro dopo la Laudato si’”, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dalla Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni (ICMC) ha ospitato a Roma, dall’8 al 10 maggio 2024, un importante incontro internazionale su “La cura è lavoro, il lavoro è cura: verso la costruzione di una comunità globale trasformativa e il contributo all’Agenda globale per lo sviluppo”. Tra i partecipanti, oltre al nostro coinvolgimento come Fondazione Antonio Emanuele Augurusa, figurano: i rappresentanti della Santa Sede (Segreteria di Stato, Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e la Pontificia Commissione per l’America Latina), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Conferenze Episcopali nazionali e regionali, congregazioni religiose, organizzazioni cattoliche, ecumeniche e di altre fedi ispirate ai valori religiosi – tra cui il Consiglio Ecumenico delle Chiese – ed inoltre, esponenti del mondo accademico e universitario, sindacati, associazioni di lavoratori e imprenditori ed altri gruppi di base della società civile, provenienti da cinque continenti e numerosi Paesi.
Nonostante la varietà di culture, esperienze e background, abbiamo scoperto un terreno comune: l’impegno per la giustizia sociale e la convinzione che ogni forma di lavoro deve includere la dimensione della cura. Questa visione si è rafforzata nel tempo, in particolare con il progetto “Il Futuro del Lavoro: dopo la Laudato Si’”, avviato nel 2014. L’incontro di maggio si è articolato in due fasi: una iniziale di ricerca e scambi reciproci confluita in un report finale-riguardante il tema della cura nei contesti lavorativi- e una seconda fase organizzata su gruppi di lavoro dedicati alla condivisione di esperienze concrete.
L’udienza privata con Papa Francesco
Papa Francesco, in quell’occasione, ha sottolineato l’urgenza di un discernimento sociale condiviso per promuovere una comunità capace di trasformare il modo in cui viviamo e lavoriamo. Ha invitato a unire le risorse e leggere criticamente i segni dei tempi nel rispetto e presa in carico degli ultimi e dei più fragili.
Il Papa ci ha ricordato che <<il lavoro è un atto d’amore civile e che ogni relazione umana, inclusa quella lavorativa, ha bisogno di cura>>.
Nel corso di quell’evento, il nostro Presidente Francesco Augurusa e suo figlio, hanno avuto l’importante privilegio di essere accolti in un’ udienza privata dal Papa dove hanno riflettuto insieme sulla ricchezza della diversità e della cura verso il prossimo.
Preoccupazioni e sfide globali
Durante il nostro confronto, è emersa una forte preoccupazione per la deriva autoritaria in molte regioni del mondo, la restrizione della democrazia e la crescita della discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Attraverso una metodologia fondata sul common social discernment (CSD). Influenzato dal metodo ”vedere-giudicare-agire”, abbiamo analizzato i problemi con il contributo diretto dei partecipanti, cercando risposte concrete fondate sulla cura della persona e dell’ambiente.
Cinque Priorità fondamentali
Abbiamo individuato cinque ambiti strategici, interconnessi, che esigono una trasformazione radicale del nostro approccio al lavoro:
- Giustizia sociale e dignità umana
Lavorare per una distribuzione più equa di ricchezza e potere, con un focus specifico sulle persone lavoratrici marginalizzate nel rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori regolati dall’OIL e dalle leggi internazionali sui diritti umani. Si promuove la Protezione Sociale Universale: ciò implica combattere le disuguaglianze strutturali e la violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici, inclusa la libertà di associazione, garantire pari opportunità con un occhio particolare di riguardo nei confronti delle persone escluse, marginalizzate, vittime di conflitti, discriminazioni e violenze di genere. - Lavoro dignitoso nella filiera alimentare
È urgente riformare il sistema di produzione e distribuzione del cibo, tutelando chi lavora nei campi. 40% dei lavoratori agricoli vivono in povertà e tra di loro 112 milioni di bambini lavorano in condizioni di sfruttamento. Molte persone impiegate nella filiera alimentare sono migranti che versano già in situazioni di vulnerabilità, aggravate dalle condizioni di sfruttamento dei campi. E’ necessario superare le crisi attraverso la nascita di società più resilienti che valorizzino le pratiche agricole sostenibili e proteggano i lavoratori migranti, nella cura del pianeta e delle persone. - Tutela dei migranti e delle loro famiglie
I migranti e le loro famiglie sono tra le persone che incontrano le maggiori difficoltà nel soddisfare i bisogni primari. Devono infatti poter accedere a diritti fondamentali come istruzione, lavoro dignitoso, salute, alloggio e nutrizione. Il fenomeno migratorio non può essere ridotto e gestito come una semplice “emergenza” ma va inserito nelle dinamiche della globalizzazione, dello sviluppo, dei diritti umani. Il lavoro inoltre è considerato uno strumento di integrazione delle persone migranti, che partecipano così al bene comune della società. Inoltre, è appurato che più le società sono inclusive e accoglienti maggiore sarà il contributo di chi vi fa parte. È fondamentale altresì andare oltre gli stereotipi che ruotano attorno alle persone che, per scelta o in maniera forzata, abbandonano il loro paese d’origine. - Lavoro dignitoso ed industria estrattiva
È cruciale evitare un nuovo colonialismo legato all’estrazione di risorse. Nonostante l’attività mineraria offra opportunità di lavoro l’impatto che ne ha sul territorio può essere disastroso. Le comunità locali vanno tutelate dagli impatti negativi e si devono adottare standard che integrino sostenibilità ambientale, salute pubblica e diritti dei lavoratori. - Transizione giusta e cura della casa comune
Serve un nuovo modello di sviluppo sostenibile che abbandoni i combustibili fossili ed il modello di “progresso” corrente verso uno più sostenibile e inclusivo. Inoltre, l’introduzione di nuove tecnologie, come l’AI, hanno un diverso impatto rispetto alle diverse tipologie di lavoratori verso cui si indirizza. Pianificare e attuare misure per garantire che queste transizioni siano giuste ed eque è un invito a trasformare il mondo del lavoro in un mondo capace di prendersi cura della nostra casa comune.
Le azioni per il futuro:
1. Promuovere comprensione e conoscenza, attraverso momenti di riflessione e ricerca mirata: valorizzare e diffondere l’approccio della cura sul lavoro; collegare le esperienze concrete di famiglie, comunità, università, movimenti e organizzazioni; coinvolgere il mondo religioso, le comunità locali, i gruppi di base, i sindacati e altre realtà del lavoro; ispirare le nostre risposte ai problemi globali ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa e alle norme dell’ILO, incluso l’Agenda per il Lavoro Dignitoso; proporre e attuare politiche pubbliche, pratiche ed orientamenti etici coerenti con le Convenzioni ILO, gli SDGs e gli accordi multilaterali.
2. Trasformare le nostre organizzazioni e comunità, per aiutare le persone, attraverso: la produzione di materiali formativi per diffondere l’approccio “cura è lavoro” tra membri e partner, con attenzione particolare alle persone vulnerabili; il rafforzamento del discernimento sociale condiviso, in dialogo con altre realtà ecclesiali e del mondo del lavoro; la costruzione di alleanze durature con altre organizzazioni di ispirazione religiosa e con rappresentanze di lavoratori e datori di lavoro; la creazione di una piattaforma per condividere, replicare e valorizzare le esperienze vissute.
3. Fare advocacy a tutti i livelli, per promuovere la giustizia sociale e il lavoro dignitoso, attraverso: la partecipazione attiva ai processi multilaterali (es. Coalizione ILO per la Giustizia Sociale Globale, Summit del Futuro, Consiglio ONU per i Diritti Umani, COP e Agenda 2030); il sostegno alle voci escluse dai processi decisionali, creando ampie alleanze per comunità globali trasformative; la collaborazione con la società civile, realtà religiose e altri attori del cambiamento sociale; la promozione della libertà sindacale, della contrattazione collettiva e di modelli equi di lavoro, anche nelle realtà dove operano la Chiesa e altre organizzazioni religiose; l’utilizzo del Giubileo 2025 come occasione per riflettere sulla necessità di superare le ingiustizie e aprire spazi di incontro e accoglienza.
Il nostro contributo della Fondazione Antonio Emanuele Augurusa alla Roadmap “Care is Work, Work is Care”
La Fondazione Augurusa si impegna quotidianamente nel contrastare la povertà e promuovere l’inclusione sociale attraverso l’educazione, l’innovazione e lo sviluppo delle comunità, con un’attenzione particolare alla sostenibilità, all’equità e alla collaborazione. L’obiettivo è costruire un futuro dignitoso e prospero per tutte e tutti, senza lasciare indietro nessuno.
Come Fondazione, il nostro lavoro duraturo abbraccia anni di servizio dedicato a migliorare le fasce più emarginate della società, sia in Italia che a livello globale, facilitando l’accesso a opportunità di lavoro dignitose. Nella nostra ricerca di un panorama lavorativo più giusto ed equo, riconosciamo l’imperativo di coinvolgere una vasta gamma di stakeholder: le istituzioni pubbliche, il settore privato, gli enti no-profit e le organizzazioni ecclesiastiche per unirsi su diversi livelli di collaborazione, dalla fornitura diretta di aiuti, fino alla rivisitazione dei nostri paradigmi politici ed economici.
Questo approccio olistico è al centro delle nostre attività attraverso il modello Virtus Lab, dove adottiamo una duplice strategia che opera sia a livello micro che macro. Qui risiede il potenziale trasformativo delle partnership multi-stakeholder e intersettoriali. Come partner di un’importante associazione di leader aziendali cattolici-(UCID)-crediamo nel ruolo che il settore privato può svolgere nel tracciare nuovi percorsi verso un’occupazione dignitosa. Sebbene il cambiamento sistemico possa richiedere tempi considerevoli e un’azione coordinata di advocacy, gli imprenditori sociali possiedono la capacità di catalizzare modelli innovativi che esemplificano un mondo del lavoro più giusto ed equo stringendo alleanze sinergiche con il settore pubblico e il terzo settore.
Un esempio di questa proficua collaborazione tra diversi attori è la recente firma del Patto per il lavoro dignitoso e lo sviluppo sostenibile. Promosso dalla Fondazione Augurusa, questo evento ha riunito rappresentanti di agenzie governative, associazioni imprenditoriali, sindacati, istituzioni accademiche, organizzazioni ecclesiastiche e della società civile per affrontare le sfide della disoccupazione, dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze e della disuguaglianza economica.
Navigare l’intersezione: Migrazione, Lavoro e Dignità Umana
È fondamentale riconoscere il legame profondo e strutturale tra migrazioni e lavoro. Le questioni migratorie non possono più essere affrontate esclusivamente come emergenze o crisi da gestire. È tempo di superare questa visione limitata e adottare un approccio più ampio, capace di tenere conto della globalizzazione, dei processi di sviluppo umano integrale e delle dinamiche socio-politiche contemporanee.
Solo spostando l’attenzione dalla gestione delle crisi a una comprensione più olistica e sistemica del fenomeno migratorio, sarà possibile elaborare risposte efficaci e durature, capaci di affrontare le vere cause alla radice delle migrazioni.
In questo contesto, riteniamo essenziale promuovere una collaborazione intersettoriale, in cui le organizzazioni non profit abbiano un ruolo centrale non solo come attori operativi, ma anche come facilitatori nei processi decisionali e nell’attuazione dei progetti. Parallelamente, il coinvolgimento responsabile del settore imprenditoriale e finanziario può rafforzare l’efficacia dei servizi e delle iniziative a sostegno delle persone migranti.
Attraverso una sinergia tra competenze, risorse ed esperienze, possiamo costruire percorsi di accoglienza autentica, inclusione e sostegno, capaci di accompagnare i migranti nella costruzione di una nuova vita all’interno delle loro comunità di arrivo.
Inoltre, sosterremo lo sviluppo di accordi internazionali che riconoscano i diritti e i bisogni dei migranti. Una Convenzione o un Protocollo tra istituzioni nazionali e internazionali, insieme alle istituzioni religiose, può fornire un quadro per la tutela dei diritti dei lavoratori migranti e dei richiedenti asilo, garantendo loro la libertà di praticare la propria fede e di accedere ai servizi essenziali.
La nostra visione per la consultazione “Il futuro del lavoro dopo la Laudato Sì”
La nostra prospettiva sulla consultazione “Il futuro del Lavoro dopo la Laudato Sì” è quella di presentare un piano pratico e attuabile per promuovere il principio “Cura è Lavoro, lavoro è cura”, sia attraverso l’advocacy che attraverso lo sviluppo di nuovi percorsi concreti verso un’occupazione dignitosa.
Centrale nella nostra proposta è il modello Virtus Lab, già testato e riconosciuto come un potente catalizzatore di cambiamenti sociali positivi, impattando in maniera significativa in diverse comunità e territori, incluse le comunità migranti.
Il suddetto modello può essere applicato nell’affrontare le urgenti problematiche del divario di competenze e della disoccupazione. Attraverso partnership strategiche e iniziative innovative mira infatti a promuovere una crescita inclusiva e a guidare un cambiamento positivo su scala globale in diverse dimensioni.
Virtus Lab affronta efficacemente le problematiche legate alla disoccupazione, alla stagnazione economica, alla povertà e all’esclusione sociale dei gruppi sociali più fragili:
-Affronta il divario di competenze: offre opportunità formative e orientamento per ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze prevalente in molte regioni, il modello può fare da ponte assolutamente necessario tra i datori di lavoro e le persone in cerca di un’occupazione. Offrendo programmi di riqualificazione e aggiornamento professionale, Virtus Lab consente alle persone di inserirsi nel mercato lavorativo e di contribuire allo sviluppo delle economie locali.
-Crea nuova occupazione: il modello Virtus Lab ha anche il potenziale di facilitare la creazione di nuove opportunità lavorative in particolare nelle regioni fragili ed economicamente svantaggiate. Promuovendo l’imprenditorialità e supportando lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, Virtus Lab stimola così la crescita economica del territorio in cui si inserisce.
Per concludere, il modello Virtus Lab offre dunque opportunità formative, lavorative e di orientamento per supportare le persone migranti a 360° al fine di favorirne il pieno inserimento sociale e lavorativo.
