Comunità Energetiche Rinnovabili con Green SIM
L’intervista a Fulvio Rodda
Chi è Fulvio Rodda?
Fulvio Rodda è un professionista attivo nel settore dell’energia e della divulgazione, operante come consulente, editore e divulgatore. è membro di Fondazione CER Italia, comunità energetica che promuove il risparmio energetico per contribuire alla realizzazione di un futuro più sostenibile. Conta all’attivo diverse pubblicazioni in tema di ottimizzazione energetica.
Dottor Rodda, dopo questa lezione al Green Social Impact Manager, quali impressioni porta con sé dal confronto con i nostri studenti?
Molto buone. Io faccio molti incontri, a tutti i livelli in tutta Italia, e devo dire che la partecipazione è stata molto avvincente, molto calda, sentita. È chiaro che gli argomenti trattati sono ostici, magari per molti sono stati nuovi. Lo scopo dell’intervento era porre un dubbio, piantare un seme.
Lei ha maturato una forte esperienza nella divulgazione sul tema energetico, anche nelle scuole. Quanto conta, a suo dire, che una fondazione come la Fondazione Augurusa non si limiti a parlare di sostenibilità, ma costruisca un percorso in cui i giovani si confrontano in modo concreto con strumenti come le Comunità Energetiche Rinnovabili?
Contano perché le comunità energetiche sono un nuovo motore sociale di risparmio e di più basso impatto ambientale. Ogni fondazione dovrebbe fare il suo per promuovere questi valori, come la vostra.
Il Green SIM forma giovani capaci di leggere problemi complessi, coinvolgere stakeholder e costruire progettualità sostenibili. Quanto può essere utile, anche per il mondo delle CER, avere figure che sappiano collegare aspetti energetici, sociali e territoriali?
Molto importante, direi quasi fondamentale, perché come abbiamo detto in queste ore di lezione la loro generazione dovrà gestire, divulgare e aggregare. La nostra generazione ha dovuto costruire, la loro dovrà aggregare e sviluppare. Quindi fondamentale. I tempi sono totalmente diversi dai nostri e più si va avanti, più le nuove generazioni sono sensibili. Questa è l’aspetto positivo.
Quali possibili sinergie vede tra il lavoro che porta avanti con Fondazione CER Italia e quello della Fondazione Augurusa, soprattutto sul terreno della formazione dei giovani, del rafforzamento delle comunità e della costruzione di modelli replicabili di sviluppo sostenibile?
Questa è una risposta che posso riportare a nome della Presidente, che si occupa di questo tipo di rapporti. È chiaro che le due fondazioni possono benissimo interagire e essere proattive per un discorso di sostenibilità, socializzazione e interazione sociale degli stakeholder. Sono totalmente intercambiabili. Nulla osta a trovare degli accordi.
Qualche riflessione personale?
La platea proviene da tutta l’Italia fondamentalmente: a Nord girano più numeri, ma qui gira più aggregazione. Sono due livelli diversi ma è molto importante sviluppare sia l’uno che l’altro. È un lavoro tutto da fare: un lavoro di semina e di dubbi da mettere, per cui di fatto si parte dai problemi per superarli e buttare il cuore oltre l’ostacolo. Quindi costruire, non demolire, partendo dai problemi, dalla realtà, perché è inutile negare… l’Italia è ancora molto indietro per tanti motivi, perché è molto diversificata, molto campanilista, ciò non toglie però che è tra i primi produttori in Europa. È tutto ancora da fare, è la mentalità che va cambiata, le intenzioni. Il paradigma da seguire è dalle persone, dal basso.
