Saper comunicare l’impatto con Green SIM
L’intervista a Chiara Pazzaglia e Filippo Diaco
Chi è Chiara Pazzaglia?
Chiara Pazzaglia è Presidente delle ACLI provinciali di Bologna, alla guida dell’Associazione dal 2021. Giornalista di professione, collabora con il quotidiano Avvenire e dirige L’Apricittà periodico delle ACLI di Bologna.
Chi è Filippo Diaco?
Filippo Diaco è Vicepresidente Vicario delle ACLI provinciali di Bologna e Consigliere comunale al Comune di Bologna per il mandato amministrativo 2021-2026, in cui è stato inoltre designato presidente della Commissione consiliare sport, terzo settore volontariato.
Dott.ssa Pazzaglia, dott. Diaco, vi ringraziamo di aver accolto per la seconda volta il nostro invito a raggiungere la Calabria per condividere la vostra esperienza con gli studenti di Green Social Impact Manager. Quale messaggio avete scelto di trasmettere agli studenti?
CHIARA PAZZAGLIA Grazie a voi per questa opportunità. I ragazzi sono stati incredibilmente attenti e partecipi. Abbiamo terminato la lezione con un esercizio, dove abbiamo chiesto di trovare una parola che rappresentasse quello che avevamo cercato di lasciare loro oggi durante questo incontro. Oltre alla più scontata “comunicazione”, la parola più scritta è stata “responsabilità”. Ci ha fatto molto piacere, perché è una parola un pò desueta e non è facile che ragazzi così giovani abbiano consapevolezza del fatto che la professione che hanno scelto di intraprendere tramite questo corso comporti anche delle responsabilità sociali verso l’ambiente e verso le future generazioni.
FILIPPO DIACO Anch’io ringrazio la Fondazione, è il secondo anno che ci permette di conoscere questi ragazzi che sono e saranno il nostro futuro. Devo dire che tra le tante parole che hanno scritto c’era anche “C’è bisogno di noi”. È proprio ciò che voleva essere il nostro messaggio nell’intervento di oggi: è fondamentale far partecipare quanto più possibile tutti alla vita del Paese, ciascuno con le proprie possibilità e capacità ma soprattutto con le proprie idee. Ho visto una classe veramente attenta in cui si è sviluppato un vero confronto, in cui non sono mancate anche le critiche costruttive. Abbiamo visto attenzione per ciò che riguarda il loro futuro, condiviso le incertezze e le paure su quello che sarà il loro approccio al mondo del lavoro. In quel “C’è bisogno di noi” abbiamo visto che da parte di questi ragazzi c’è davvero la voglia di mettersi in gioco e di fare qualcosa per gli altri.
Insieme avete portato la vostra competenza e professionalità sul tema della Comunicazione dell’impatto sociale. Oggi si comunica moltissimo, ma non sempre si genera comprensione: qual è, secondo voi, la differenza tra fare comunicazione e costruire davvero senso attorno a un progetto sociale?
CHIARA PAZZAGLIA Abbiamo puntato molto su questo argomento perché abbiamo portato esempi positivi e negativi di buona comunicazione dell’impatto sociale green. Innanzitutto abbiamo cercato di spiegare agli studenti che anzitutto saper comunicare bene tutti gli aspetti dell’impatto sociale è anche una responsabilità sociale che abbiamo nei confronti della comunità in cui siamo inseriti. Secondariamente abbiamo cercato di mostrare loro come qualunque professione, anche la più tecnica, non possa più prescindere da una buona comunicazione di ciò che viene fatto. Abbiamo portato esempi anche negativi delle istituzioni che rappresentiamo e di alcune aziende, casi in cui sono stati sottovalutati alcuni aspetti di comunicazione e elementi di coinvolgimento attivo delle persone su cui impattano quegli aspetti progettuali. Qualcuno mi ha detto che forse sarebbe interessato a lavorare nella comunicazione, suggerendo che forse però questa professione è destinata a scomparire nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Io credo invece che al contrario la professione del giornalista, del comunicatore più serio servirà proprio a maggior ragione in un tempo in cui tutti dubitano di tutto, perché l’intelligenza artificiale produce facilmente fake news e invece la nostra professionalità sarà proprio sinonimo di autorevolezza e, si spera, di autenticità.
FILIPPO DIACO Concordo con la dott.ssa Pazzaglia perché credo che la comunicazione sia tutto oggi, dalle piccole cose ai grandi progetti. A fianco di una buona comunicazione deve esserci anche una buona intesa, una buona progettazione e per far sì che ci sia una buona progettazione ci vuole quel confronto aperto con chi vive meno quelle cose sui territori. Oggi abbiamo parlato di alcuni progetti specifici, delle caratteristiche positive ma anche delle criticità che ci sono state, notando come attraverso una maggiore comunicazione, più attenta, più mirata, si genera un impatto più forte e più positivo. Il futuro del nostro Paese, il futuro di quello che ci circonda, deve essere costruito da vari interlocutori: le istituzioni non possono fare tutto da sole, c’è bisogno degli enti del terzo settore e c’è bisogno della comunità, dei cittadini. Se tutti quanti, se cittadini, enti del terzo settore, associazioni di imprese, associazioni di categoria e istituzioni dialogano tra loro allora sì che si può costruire un progetto integrato, un progetto sociale che possa rispondere alle esigenze del territorio.
Questa non è la prima volta che prendete parte ai corsi del modello Social Impact Manager, siete infatti stati parte del corpo docenti del primissimo SIM nella primavera 2025. Cosa vi ha spinto allora a prendere parte ad un progetto ancora ai suoi albori e cosa invece vi ha spinto a tornare oggi in Calabria?
CHIARA PAZZAGLIA Sicuramente l’altra volta c’era meno consapevolezza, ma la valutazione dell’impatto sociale fa parte delle nostre rispettive professionalità. Come presidente di un’organizzazione che lavora su progetti ad alto impatto sociale, per noi è stato fondamentale imparare a comunicare bene l’impatto sociale delle nostre azioni e anche a valutarle; non solo perché è richiesto da determinate progettualità, ma anche perché è importante per noi renderci conto del valore che ha la nostra azione nel mondo. Noi cerchiamo sempre di accompagnare il nostro bilancio economico e delle organizzazioni che rappresentiamo con il bilancio sociale, perché ci dà veramente la misura di tutto quello che non è visibile e quantificabile a livello economico, ad esempio il peso che ha il lavoro dei volontari, che è lavoro gratuito, sulle nostre attività o il fatto che un euro speso per un servizio spesso ne produce tre o quattro di valore e nessun investimento finanziario riesce a fare altrettanto. È questa consapevolezza che ci ha spinto a accogliere con grande favore l’idea di formare dei professionisti dell’impatto sociale, che in particolare si occupassero di aspetti come la valutazione che ancora nel nostro mondo sono molto sottovalutati. Riteniamo che SIM sia una professionalità di cui c’è molto bisogno. Inoltre quest’anno la svolta più ”green” ha coinvolto direttamente il dott. Diaco che nel suo ruolo di Consigliere comunale sta lavorando tanto in merito ai temi dell’impatto sociale green sulle scelte dell’amministrazione comunale.
FILIPPO DIACO Perché tornare qui dalla Fondazione? Perché penso che i ragazzi che sono iscritti e che partecipano sono il futuro del nostro Paese. Hanno le competenze per farlo, hanno semplicemente bisogno di essere in qualche modo accompagnati con una maggiore formazione. Oggi abbiamo detto che la vita è una lunga corsa a ostacoli, questo lo sappiamo benissimo perché ci siamo passati anche noi prima di loro. Gli studenti non devono demoralizzarsi, devono piuttosto ritrovare o sviluppare quella capacità di ripartire al primo ostacolo e credo che anche l’esperienza qui a Filogaso gli possa essere molto utile per quello che sarà il loro approccio, per quello che sarà il loro futuro, anche attraverso l’esperienza di conoscere varie persone dall’esterno che arrivano qui per portare la loro esperienza. Un aspetto che va ad arricchire ancora di più la loro formazione. Per noi è fondamentale creare questo rapporto costante e soprattutto creare questo collante con chi ha terminato gli studi. Per quello che riguarda anche l’approccio lavorativo, abbiamo portato degli esempi pratici dell’inserimento nel mondo del lavoro. L’augurio che gli rivolgo è che questa possa essere davvero l’occasione della loro vita per formarsi e poter fare qualcosa anche per gli altri. Gli abbiamo chiesto di non fermarsi solo al ”proprio io”, quello che riguarda il proprio benessere e la propria tenuta di vita, ma di pensare anche agli altri, perché abbiamo bisogno davvero di poter fare qualcosa anche per chi rimane indietro, per le tante persone oggi demoralizzate che si fermano alla prima battuta di arresto e non sanno come ripartire. Io penso che questa formazione, queste giornate, sicuramente aiuteranno gli studenti ad oltrepassare l’ostacolo e a ritrovare il loro progetto di vita.
Il Corso gratuito di Alta Formazione Green Social Impact Manager intende creare una nuova figura professionale capace di progettare e gestire l’impatto sociale per le imprese, la Pubblica Amministrazione e il Terzo Settore. Cosa ne pensa di questa nuova figura professionale?
CHIARA PAZZAGLIA Secondo me ce ne è molto bisogno. Credo che per questi ragazzi sia molto utile accogliere le testimonianze di persone che nel proprio ambito professionale riconoscono l’utilità professionale e sociale di questa figura, di questa professione. Credo che loro non si rendano conto appieno ancora, perché sono all’inizio del loro percorso, del fatto che nelle istituzioni, nelle imprese e nel terzo settore in particolare ci sia un grandissimo bisogno di qualcuno che sappia riconoscere l’impatto sociale e lo sappia raccontare al meglio. Credo che se ne renderanno conto, se saranno in grado di proporsi bene e se sapranno acquisire consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo, di spendere bene questa professionalità nel mercato del lavoro.
FILIPPO DIACO Tutto quello che dà questa esperienza sicuramente per loro è un accrescimento in termini non solo di competenze, ma soprattutto di visione del futuro e di consapevolezza dell’impatto. Lo abbiamo visto in qualche progetto: l’impatto non solo quello ambientale ma anche l’impatto sulla socialità, sull’inclusione, su quello che riguarda il bene, su tutto quello che può riguardare far stare bene le persone è fondamentale e penso che figure come quelle che vengono formate attraverso il corso della Fondazione Augurusa siano molto utili non solo per le istituzioni ma anche per gli enti profit e non profit: perché hanno quel valore che oggi manca all’interno della nostra società. Abbiamo bisogno di queste figure e attraverso la Fondazione si dà la possibilità di formarsi, ma soprattutto di arrivare davvero all’interno di aziende, di istituzioni e dunque portare quel valore in più che alla fine ti permette concretamente di raggiungere e comprendere le esigenze della comunità, dei cittadini. Bisogna camminare insieme, bisogna interagire ancora di più, mettersi in gioco: ne abbiamo bisogno tutti quanti, perché ciascuno da solo non va da nessuna parte. Abbiamo bisogno di poter costruire insieme il futuro della nostra comunità.
